Oggi, 13 gennaio, è la festa della maggiore età. In pratica, tutti i ragazzi che dall'aprile dell'anno passato hanno compiuto 20 anni, età in cui in Giappone si diventa maggiorenni, festeggiano indossando il kimono e facendosi un sacco di foto. Molto di più non ho capito, anche se posso raccontarvi cosa ha fatto la ragazzina della famiglia dove abito, che è nata proprio ad aprile e quindi è rientrata nei festeggiamenti di questo gennaio.
Stamattina, visto che dovevo studiare, non l'ho accompagnata alla vestizione e al trucco, ma l'ho vista quando è tornata a casa. Il kimono che ha indossato, preso a noleggio, è uno dei più belli che abbia visto oggi, se non il più bello. Era molto semplice e poco vistoso rispetto a tanti altri, magari intessuti d'oro o di colori sgargianti, ma le donava molto, anche perché al contrario della maggior parte delle altre ragazze era truccata pochissimo.
Nel pomeriggio invece l'ho accompagnata, insieme alla mamma, all'hotel dove si teneva il ricevimento. Non so se funziona per tutti così, anche se credo di sì, ma i neo-maggiorenni festeggiano insieme ai compagni di liceo, e nel caso di questa ragazza, insieme alle compagne, visto che ha frequentato un liceo femminile.
In realtà io alla fine non ho avuto occasione di fare molto, foto a parte, perché la festa era solo per le ragazze, ma ho aspettato insieme alle mamme, e ciò mi ha dato occasione di fare un po' di conoscenze, ad esempio con la signora che ci ha gentilmente procurato i biglietti del kabuki a settembre, che mi ha portato del té in regalo e mi ha detto che se ho voglia mi farà avere altri ingressi.
Fra le ragazze invece ho incontrato quella appassionata di Takarazuka, che mi ha invitato ad andare a vedere la Hanagumi con lei e la ragazzina della famiglia (che non è proprio entusiasta, ma per la sua amica che le vuole far vedere Ranju Tomu questo e altro). Sono stata contenta, peccato che (come fanno tutte le fan che ho conosciuto finora) abbia cominciato a fare le solite storie sul fatto che le dispiace obbligarmi ad andare a vedere la Hanagumi anche se sono fan della Tsukigumi. Come quelli che se dici che ami i gatti subito pensano che odi i cani. Mah.
Comunque, mentre le maggiorenni brindavano, ascoltavanno discorsi dei loro ex-professori e si facevano foto, io scoprivo le loro storie familiari tramite il gossip delle mamme.
Ah, evento degno di nota: uno dei tizi dell'albergo, alla mia richiesta del bagno, mi ha indicato quello degli uomini. No, non si è sbagliato sulla collocazione, mi ha proprio detto: "Il bagno degli uomini è di qua". Somma indignazione.
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2014-01-14
Maggiorenni
2013-10-28
Kansai - 1
Siamo già a lunedì...devo scrivere un report ancora ma prima devo scrivere di questo weekend.
Cominciamo dal principio. Mercoledì e giovedì sono state due intense giornate di scuola, passate sempre a Waseda. Giovedì pomeriggio visto che le lezioni non finivano tardi, ne ho approfittato per andare a vedere il Museo del Teatro di Waseda (sì, c'è pure quello nel campus), che si trova in un edificio dalla strana architettura finto-austriaca.
Davanti all'edificio si trova una statua dela padre fondatore di Waseda, un mezzobusto con la mano tesa: si dice che porti fortuna stringergliela prima di affrontare un esame di ammissione, ed è tradizione che gli studenti vi si rechino in pellegrinaggio.
Il museo è molto bello: tre piani di sale in cui sono raccolti abiti, strumenti e scenografie che vanno dalle prime forme di musica e danza sacra giapponese, fino alle più recenti messe in scena di Shakespeare. In alcune sale si tengono anche alcune esibizioni temporanee, e in una di queste ho trovato pure il vestito di Oscar indossato da Ichiro Maki nella produzione della Yukigumi del 1989.
Dopo la visita sono tornata a casa a prepararmi, perché avevo l'autobus notturno per Osaka. Sono partita da Shinjuku, ma il terminal degli autobus non si trova proprio vicino alla stazione, quindi ho dovuto girare un po' prima di riuscire a capire dove andare (e fortuna che una ragazza giapponese mi ha visto sperduta e mi ha accompagnato...). Visto che giovedì notte era in arrivo l'ennesimo tifone, l'aria era nebbiosa e come impregnata d'acqua, e i grattacieli di Shinjuku avevano un'aria spettrale, con la cima che si perdeva nella nebbia. Era uno spettacolo suggestivo, anche se faceva veramente freddo.
Il viaggio è andato bene anche se causa tifone abbiamo fatto più di due ore di ritardo. Sono arrivata a Umeda e sono subito corsa a prendere il treno per Takarazuka, ma non sono riuscita ad arrivare prima delle 10:40, quindi mi sono persa la demachi. Alle 11 cominciava "Via col vento", quindi ho aspettato che tutta la gente entrasse in sala, poi mi sono data una lavata nel bagno del teatro (sì, ho fatto la barbona nel Grand Theatre e non me ne pento).
Purtroppo godersi la città sotto la pioggia non era un'opzione da prendere in considerazione, quindi ho fatto un paio di foto all'Hana no Michi e poi mi sono rintanata dentro il teatro. Adoro il Grand Theatre! Nonostante il tempo che ci vuole per arrivarci sia da Kyoto sia da Osaka, se dovessi scegliere solo in base al teatro preferirei 100 volte vivere nel Kansai piuttosto che a Tokyo.
Ho fatto un giro al Quatre Rêve, poi sono andata a vedere il museo dove erano esposti gli oggetti di scena e i vestiti de "Il conte di Montecristo/Amour de '99" e di alcune recenti parade, insieme agli shan-shan, ai bozzetti preparatori, e dove veniva proiettato un video di panoramica globale di tutte le top dal 2000 ad oggi. Mi sono fatta fare la solita foto con le piume, ovviamente, e ho fotografato più dettagli possibili dei vestiti in nome dello spionaggio industriale. Ah, ho pure confrontato la grandezza delle mie mani rispetto a quelle delle top star e giustamente, solo Wataru può competere con me.
Per pranzo, sempre a causa della pioggia, ho deciso di restare a mangiare all'interno del teatro, quindi già che c'ero sono andata al Feerie per provare almeno una volta nella vita uno dei menu a tema con lo spettacolo in corso. Vero è che "Via col Vento" lo vedrò a Tokyo, ma nel teatro di Tokyo ci sono solo i dolci...
I piatti non erano male, il locale era un po' squalliduccio, però ho mangiato tanto e ora posso dire di aver provato questa ebbrezza. L'unica nota veramente negativa è stata la colonna sonora: nel locale andavano a ripetizione due canzoni di "Via col Vento", e dopo aver sentito ventordici volte Kaname cantare "Sayonara" avevo perso completamente la voglia di vedere lo spettacolo. Per fortuna qua arriverà fra un mese, ho tempo di farmela tornare.
Dopo pranzo ho provato a vedere se riuscivo a combinare irimachi dello spettacolo del pomeriggio/demachi della Soragumi, ma anche qui ho un po' fallito. La Tsukigumi probabilmente era in teatro già dalla mattina a provare "JIN" e "Tsukigumo no Miko", perché ho visto uscire un po' di persone di entrambi i cast. Ho visto entrare Sou Kazuho, Sagiri Seina e Todoroki Yuu, che avevano un po' di persone del fanclub ad aspettarle. La cosa di cui mi sono meravigliata ancora è stata che i fanclub nel Kansai non indossano segni di riconoscimento. Anche le iridemachi hanno un senso completamente diverso da quelle di Tokyo, anche perché in teatro non entrano ed escono solo le attrici che hanno spettacolo quel giorno, ma anche tutte quelle che vanno a fare le prove, forse addirittura quelle che hanno interviste o servizi fotografici...
Comunque, non ho visto uscire nessuno della Soragumi, e ad una certa ora ho dovuto rinunciare anche perché il mio spettacolo cominciava alle quattro e volevo prendere posto un po' in anticipo.
Mi sento un po' una provilegiata ad aver visto il "Takarazuka Buyoukai", perché non è un evento che capita spesso (massimo una volta l'anno), ed è interessante vedere le Takaraziennes cimentarsi in una performance realmente tradizionale, e non semplicemente in un musical ambientato nel giappone calssico o nel giappone feudale. Teoricamente tutte le attrici studiano danza tradizionale, ma poi non sono molte le occasioni in cui possono esibirsi. Comunque, data la peculiarità, è stato molto carino vedere che al secondo piano vicino a me erano sedute anche le ragazzine dell'ongaku gakko, la scuola di preparazione delle attrici (credo una sola delle due classi). La cosa allucinante è stata che anche prima dello spettacolo e durante la pausa, stavano tutte sedute rigide e immobili, guardando in avanti, senza alzarsi o parlare fra di loro. Quaranta ragazzine in divisa, ferme e serissime, metà con i capelli corti e metà con i capelli raccolti. Un po' inquietante.
Su ogni sedia era poggiato il programma di sala, che non viene venduto. Accanto a me c'era un posto vuoto, quindi ho pensato che non sarebbe dispiaciuto a nessuno se avessi preso un programma in più, quindi ho aspettato fino alla fine del primo tempo e me ne sono impadronita. E, giustamente, verso la fine dell'intervallo è arrivata la legittima proprietaria del posto che non vedendo il suo programma è andata a richiederlo. Per fortuna ne ha ottenuto un altro senza problemi, quindi l'ho scampata, ma mi sono vergonata tanto...però, non si deve nemmeno arrivare a metà spettacolo solo perché vuoi vedere le top, no?
Arriviamo dunque al Buyoukai.
Le attrici partecipanti erano poche, appartenenti alla Senka, alla Tsukigumi e alla Yukigumi. Ognuna di loro è apparsa in un solo pezzo, ognuno della durata di una decina di minuti (non oso immginare la difficoltà): alcune da sole, altre in coppia o in gruppo. L'orchestra e il coro erano quelli tradizionali del kabuki, composti da soli uomini. Erano presenti anche gli aiuti di scena, quelli che portano e raccolgono gli oggetti e che aiutano gli attori a cambiarsi.
Comincerò dalle osservazioni più terra terra: trucco e vestiti. I kimono, soprattutto alcuni, come quello decorato con fiori di glicine dell'ultimo pezzo, erano meravigliosi. Anche i vestiti più semplici erano in realtà curati nel minimo dettaglio. Oltretutto, molti dei costumi potevano essere sfilati e rivoltati, permettendo repentini cambi di scena.
Il trucco kabuki dona tantissimo a tutte, devo ammettere. Non ci sono dubbi, ovviamente, un giapponese vestito da giapponese ha un fascino tutto particolare. Alcune erano veramente irriconoscibili, senza il programma avrei fatto fatica a identificare Hokusho Kairi, ad esempio. Non mi metterò a descrivere ogni scena (e poi non pretendo di poter giudicare una performance di questo tipo, non sono abbastanza esperta) ma ce ne sono alcune che mi hanno veramente colpito, come quella di Todoroki Yuu, che è stata scritta appositamente per lei. Nello stupore generale, ha interpretato sia Otohime che Urashima Taro, sostituita per poco da un'altra attrice che non si è fatta mai vedere in volto e che le ha permesso di cambiarsi. Nel finale, quando il protagonista apre la scatola datagli dalla principessa riacquisendo gli anni perduti e diventando vecchio, Todoroki si è abbassata e si è rialzata indossando una maschera da anziano, le hanno sfilato il kimono che è diventato improvvisamente bianco, e lei si è messa a ballare come se perdesse costantemente l'equilibrio, e sembrando alta la metà. Un'altra attrice che mi ha colpito molto è stata proprio Hokusho Kairi, soprattutto per l'espressività del volto. Tutte sono state molto brave in realtà, per quanto riguarda l'interpretazione. Credo sia davvero difficile mantenere costantemente quel mezzo sorriso mentre si balla.
Lo ammetto, è stata brava anche Chigi, mi è piaciuta tanto (visto che non doveva cantare), come mi è piaciuta Eritan. Masao e Chapi hanno ballato insieme, ed erano veramente tenere, e poi ci sono stati degli ensemble molto suggestivi con tanto di caduta di petali di ciliegio. E poi c'era Ebira Kaoru vestita da donna. Non ho fatto appositamente commenti su Todoroki Yuu vestita da donna, la lascio alla vostra immaginazione. Però è brava quindi non voglio dir nulla di male.
Il finale è stato molto molto carino, hanno ballato tutte insieme indossando lo hakama verde, sempre canzoni tradizionali ma un po' più movimentate, più in stile bon odori, per poi concludere con l'immancabile "Takarazuka Forever". Le otokoyaku hanno anche fatto un po' le sceme interpretando un tango con i ventagli, e Chapi e Manaka Ayu hanno fatto un pezzo troppo carino dove sembrava interpretassero dei giocattoli con la carica a molla. Insomma, hanno concluso più in allegria, in effetti lo spettacolo a mio parere è stato bellissimo ma poteva risultare un po' pesante.
Visto che erano le otto e mezzo passate non sono rimasta ad attendere la demachi (solo una breve occhiata...), e ho preso il treno per Kyoto, dove ho incontrato le mie amiche che mi hanno gentilmente ospitato per il weekend. In realtà prima di dormire ci siamo attardate ad una festa, giustamente. E festa è stata anche la parola d'ordine della giornata di sabato, ma di questo scriverò domani. Questo era un post serio.
Cominciamo dal principio. Mercoledì e giovedì sono state due intense giornate di scuola, passate sempre a Waseda. Giovedì pomeriggio visto che le lezioni non finivano tardi, ne ho approfittato per andare a vedere il Museo del Teatro di Waseda (sì, c'è pure quello nel campus), che si trova in un edificio dalla strana architettura finto-austriaca.
Davanti all'edificio si trova una statua dela padre fondatore di Waseda, un mezzobusto con la mano tesa: si dice che porti fortuna stringergliela prima di affrontare un esame di ammissione, ed è tradizione che gli studenti vi si rechino in pellegrinaggio.
Il museo è molto bello: tre piani di sale in cui sono raccolti abiti, strumenti e scenografie che vanno dalle prime forme di musica e danza sacra giapponese, fino alle più recenti messe in scena di Shakespeare. In alcune sale si tengono anche alcune esibizioni temporanee, e in una di queste ho trovato pure il vestito di Oscar indossato da Ichiro Maki nella produzione della Yukigumi del 1989.
Dopo la visita sono tornata a casa a prepararmi, perché avevo l'autobus notturno per Osaka. Sono partita da Shinjuku, ma il terminal degli autobus non si trova proprio vicino alla stazione, quindi ho dovuto girare un po' prima di riuscire a capire dove andare (e fortuna che una ragazza giapponese mi ha visto sperduta e mi ha accompagnato...). Visto che giovedì notte era in arrivo l'ennesimo tifone, l'aria era nebbiosa e come impregnata d'acqua, e i grattacieli di Shinjuku avevano un'aria spettrale, con la cima che si perdeva nella nebbia. Era uno spettacolo suggestivo, anche se faceva veramente freddo.
Il viaggio è andato bene anche se causa tifone abbiamo fatto più di due ore di ritardo. Sono arrivata a Umeda e sono subito corsa a prendere il treno per Takarazuka, ma non sono riuscita ad arrivare prima delle 10:40, quindi mi sono persa la demachi. Alle 11 cominciava "Via col vento", quindi ho aspettato che tutta la gente entrasse in sala, poi mi sono data una lavata nel bagno del teatro (sì, ho fatto la barbona nel Grand Theatre e non me ne pento).
Purtroppo godersi la città sotto la pioggia non era un'opzione da prendere in considerazione, quindi ho fatto un paio di foto all'Hana no Michi e poi mi sono rintanata dentro il teatro. Adoro il Grand Theatre! Nonostante il tempo che ci vuole per arrivarci sia da Kyoto sia da Osaka, se dovessi scegliere solo in base al teatro preferirei 100 volte vivere nel Kansai piuttosto che a Tokyo.
Ho fatto un giro al Quatre Rêve, poi sono andata a vedere il museo dove erano esposti gli oggetti di scena e i vestiti de "Il conte di Montecristo/Amour de '99" e di alcune recenti parade, insieme agli shan-shan, ai bozzetti preparatori, e dove veniva proiettato un video di panoramica globale di tutte le top dal 2000 ad oggi. Mi sono fatta fare la solita foto con le piume, ovviamente, e ho fotografato più dettagli possibili dei vestiti in nome dello spionaggio industriale. Ah, ho pure confrontato la grandezza delle mie mani rispetto a quelle delle top star e giustamente, solo Wataru può competere con me.
Per pranzo, sempre a causa della pioggia, ho deciso di restare a mangiare all'interno del teatro, quindi già che c'ero sono andata al Feerie per provare almeno una volta nella vita uno dei menu a tema con lo spettacolo in corso. Vero è che "Via col Vento" lo vedrò a Tokyo, ma nel teatro di Tokyo ci sono solo i dolci...
I piatti non erano male, il locale era un po' squalliduccio, però ho mangiato tanto e ora posso dire di aver provato questa ebbrezza. L'unica nota veramente negativa è stata la colonna sonora: nel locale andavano a ripetizione due canzoni di "Via col Vento", e dopo aver sentito ventordici volte Kaname cantare "Sayonara" avevo perso completamente la voglia di vedere lo spettacolo. Per fortuna qua arriverà fra un mese, ho tempo di farmela tornare.
Dopo pranzo ho provato a vedere se riuscivo a combinare irimachi dello spettacolo del pomeriggio/demachi della Soragumi, ma anche qui ho un po' fallito. La Tsukigumi probabilmente era in teatro già dalla mattina a provare "JIN" e "Tsukigumo no Miko", perché ho visto uscire un po' di persone di entrambi i cast. Ho visto entrare Sou Kazuho, Sagiri Seina e Todoroki Yuu, che avevano un po' di persone del fanclub ad aspettarle. La cosa di cui mi sono meravigliata ancora è stata che i fanclub nel Kansai non indossano segni di riconoscimento. Anche le iridemachi hanno un senso completamente diverso da quelle di Tokyo, anche perché in teatro non entrano ed escono solo le attrici che hanno spettacolo quel giorno, ma anche tutte quelle che vanno a fare le prove, forse addirittura quelle che hanno interviste o servizi fotografici...
Comunque, non ho visto uscire nessuno della Soragumi, e ad una certa ora ho dovuto rinunciare anche perché il mio spettacolo cominciava alle quattro e volevo prendere posto un po' in anticipo.
Mi sento un po' una provilegiata ad aver visto il "Takarazuka Buyoukai", perché non è un evento che capita spesso (massimo una volta l'anno), ed è interessante vedere le Takaraziennes cimentarsi in una performance realmente tradizionale, e non semplicemente in un musical ambientato nel giappone calssico o nel giappone feudale. Teoricamente tutte le attrici studiano danza tradizionale, ma poi non sono molte le occasioni in cui possono esibirsi. Comunque, data la peculiarità, è stato molto carino vedere che al secondo piano vicino a me erano sedute anche le ragazzine dell'ongaku gakko, la scuola di preparazione delle attrici (credo una sola delle due classi). La cosa allucinante è stata che anche prima dello spettacolo e durante la pausa, stavano tutte sedute rigide e immobili, guardando in avanti, senza alzarsi o parlare fra di loro. Quaranta ragazzine in divisa, ferme e serissime, metà con i capelli corti e metà con i capelli raccolti. Un po' inquietante.
Su ogni sedia era poggiato il programma di sala, che non viene venduto. Accanto a me c'era un posto vuoto, quindi ho pensato che non sarebbe dispiaciuto a nessuno se avessi preso un programma in più, quindi ho aspettato fino alla fine del primo tempo e me ne sono impadronita. E, giustamente, verso la fine dell'intervallo è arrivata la legittima proprietaria del posto che non vedendo il suo programma è andata a richiederlo. Per fortuna ne ha ottenuto un altro senza problemi, quindi l'ho scampata, ma mi sono vergonata tanto...però, non si deve nemmeno arrivare a metà spettacolo solo perché vuoi vedere le top, no?
Arriviamo dunque al Buyoukai.
Le attrici partecipanti erano poche, appartenenti alla Senka, alla Tsukigumi e alla Yukigumi. Ognuna di loro è apparsa in un solo pezzo, ognuno della durata di una decina di minuti (non oso immginare la difficoltà): alcune da sole, altre in coppia o in gruppo. L'orchestra e il coro erano quelli tradizionali del kabuki, composti da soli uomini. Erano presenti anche gli aiuti di scena, quelli che portano e raccolgono gli oggetti e che aiutano gli attori a cambiarsi.
Comincerò dalle osservazioni più terra terra: trucco e vestiti. I kimono, soprattutto alcuni, come quello decorato con fiori di glicine dell'ultimo pezzo, erano meravigliosi. Anche i vestiti più semplici erano in realtà curati nel minimo dettaglio. Oltretutto, molti dei costumi potevano essere sfilati e rivoltati, permettendo repentini cambi di scena.
Il trucco kabuki dona tantissimo a tutte, devo ammettere. Non ci sono dubbi, ovviamente, un giapponese vestito da giapponese ha un fascino tutto particolare. Alcune erano veramente irriconoscibili, senza il programma avrei fatto fatica a identificare Hokusho Kairi, ad esempio. Non mi metterò a descrivere ogni scena (e poi non pretendo di poter giudicare una performance di questo tipo, non sono abbastanza esperta) ma ce ne sono alcune che mi hanno veramente colpito, come quella di Todoroki Yuu, che è stata scritta appositamente per lei. Nello stupore generale, ha interpretato sia Otohime che Urashima Taro, sostituita per poco da un'altra attrice che non si è fatta mai vedere in volto e che le ha permesso di cambiarsi. Nel finale, quando il protagonista apre la scatola datagli dalla principessa riacquisendo gli anni perduti e diventando vecchio, Todoroki si è abbassata e si è rialzata indossando una maschera da anziano, le hanno sfilato il kimono che è diventato improvvisamente bianco, e lei si è messa a ballare come se perdesse costantemente l'equilibrio, e sembrando alta la metà. Un'altra attrice che mi ha colpito molto è stata proprio Hokusho Kairi, soprattutto per l'espressività del volto. Tutte sono state molto brave in realtà, per quanto riguarda l'interpretazione. Credo sia davvero difficile mantenere costantemente quel mezzo sorriso mentre si balla.
Lo ammetto, è stata brava anche Chigi, mi è piaciuta tanto (visto che non doveva cantare), come mi è piaciuta Eritan. Masao e Chapi hanno ballato insieme, ed erano veramente tenere, e poi ci sono stati degli ensemble molto suggestivi con tanto di caduta di petali di ciliegio. E poi c'era Ebira Kaoru vestita da donna. Non ho fatto appositamente commenti su Todoroki Yuu vestita da donna, la lascio alla vostra immaginazione. Però è brava quindi non voglio dir nulla di male.
Il finale è stato molto molto carino, hanno ballato tutte insieme indossando lo hakama verde, sempre canzoni tradizionali ma un po' più movimentate, più in stile bon odori, per poi concludere con l'immancabile "Takarazuka Forever". Le otokoyaku hanno anche fatto un po' le sceme interpretando un tango con i ventagli, e Chapi e Manaka Ayu hanno fatto un pezzo troppo carino dove sembrava interpretassero dei giocattoli con la carica a molla. Insomma, hanno concluso più in allegria, in effetti lo spettacolo a mio parere è stato bellissimo ma poteva risultare un po' pesante.
Visto che erano le otto e mezzo passate non sono rimasta ad attendere la demachi (solo una breve occhiata...), e ho preso il treno per Kyoto, dove ho incontrato le mie amiche che mi hanno gentilmente ospitato per il weekend. In realtà prima di dormire ci siamo attardate ad una festa, giustamente. E festa è stata anche la parola d'ordine della giornata di sabato, ma di questo scriverò domani. Questo era un post serio.
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2013-10-07
Un mese
È già un mese che sono qui. È solo un mese che sono qui.
Il tempo passa lentissimo ma se guardo indietro mi pare che voli.
In questi giorni come al solito ho fatto una quantità di cose incredibile. Dovevo ancora finire di andare agli orientamenti delle lezioni universitarie quindi fra mercoledì e giovedi sono stata sempre all'università, oppure a studiare.
Il clima qua fa un po' i capricci, arriva un tifone dietro l'altro, un giorno diluvia ed è freddissimo e il giorno dopo torna il caldo umido. Ancora non è autunno, le foglie sono ancora tutte verdi e cantano ancora le cicale, ma si comincia a sentire che l'estate sta finendo. Quando piove vengono fuori un sacco di profumi, come quello delle foglie di ciliegio (che è l'odore dei dolcetti sakuramochi), o dei fiori di osmanto, che mi ricordano tanto Firenze in questa stagione. Ci sono tanti posti qua che ti fanno dubitare di trovarti veramente in una delle metropoli più grandi e popolose al mondo.
Venerdì dopo le lezioni ho incontrato due ragazze italiane in vacanza con le quali sono tornata al Takarazuka e vedere "Lupin". Non ho tante cose da aggiungere rispetto all'altra volta, anche se ho notato delle differenze e questo mi piace tantissimo. In "Fantastic Energy" Masao ha cantato una canzone interpretandola in modo completamente diverso (aveva anche la voce più stanca), e la parade era alla metà della velocità.
Ho notato parecchie buone interpretazioni, ma su tutte Hokushou Kairi è stata strepitosa, non ho nient'altro da dire. Oltretutto, alla demachi ha fatto un sacco di raccomandazioni alle vecchiette del suo fanclub (però era colpa sua se aspettavano al freddo...), e ha fatto una battuta perché una signora le ha regalato un ventaglio. Meravigliosa.
La sera ci siamo dedicate alle ciotole di rame più immense in cui mi sia mai imbattuta (l'omino del tavolo a fianco ha detto che eravamo kakkoi a mangiarlo, immagino perché porzione grande = porzione da uomo).
La giornata di sabato è stata meravigliosa perché ho scoperto in me una passione per il kabuki che non pensavo di poter avere. Ma andiamo con ordine.
La mattina sono andata al club scolastico. Mi sono trovata molto bene, anche se ammetto che mi sono sentita proprio piccola e ignorante: ci sono troppe persone esperte di tutto. Stanno ancora discutendo a proposito della rivista, quindi ho parlato poco o nulla, ma ho comunque fatto esercizio di ascolto.
Nel pomeriggio sono andata a Shinjuku perché la madre di famiglia mi aveva avvertito che nel centro commerciale Isetan c'era la settimana italiana. Effettivamente è stato molto divertente fare pena ai commessi italiani e scroccare assaggini (i prezzi erano ovviamente altissimi), e incutere timore ai commessi giapponesi facendo loro capire che eravamo italiane.
La nostra merenda: calzone e tiramisù. Notate che ogni porzione di tiramisù era dotata di ghiaccio per conservarlo meglio.
Dopo aver finito i nostri giri io e un'altra ragazza siamo andate al cinema a vedere uno spettacolo di kabuki registrato l'anno scorso, chiamato "Yamato Takeru", la storia di un eroe mitico dell'antico Giappone che viene inviato dal padre a sottomettere le popolazioni confinanti per unificare il paese. La storia è abbastanza lineare e parla di amori e di battaglie, ma lo spettacolo andava ben al di là di questo.
Intanto la messa in scena: il genere è in realtà definito super kabuki, per l'utilizzo di artifici tecnici spettacolari, costumi elaboratissimi e scene curatissime a livello coreografico. Le scene di combattimento erano veramente d'impatto, e utilizzavano mosse di arti marziali e di danza.
La recitazione kabuki potrebbe diventare una delle mie preferite. Adoro quando l'attore si ferma durante una scena, soprattutto durante le scene di battaglia, e si mette in posa congelando il tempo per un istante (mie). Il livello recitativo era veramente altissimo. Gli attori che interpretavano le donne (onnagata) erano incredibili, chiudendo gli occhi avresti potuto veramente credere di sentir parlare delle ragazze, delle donne.
Erano tutti molto bravi, ma nessuno più dell'attore protagonista, Ichikawa Ennosuke IV. Non ho mai visto nessuno utilizzare in quel modo tutte le parti del il volto per esprimere un'emozione e riuscire a cambiare così tanto registro di voce per interpretare parti diverse (anche lui ha ricevuto un'educazione da onnagata). Ho pianto per tre quarti dello spettacolo, anche perché i testi erano veramente toccanti. È stata un'esperienza bellissima, 4 ore che sono volate in un attimo. Ci siamo ritrovate ad applaudire come a teatro.
Metto il link di un video qui solo per dare un'idea.
Metto una foto così, perché mi piace la notte di Tokyo, così piena di luci...
Oggi non ha piovuto per niente, però sono rimasta a casa perché dovevo studiare, a parte una breve passeggiata nel parco vicino casa. Verso le 6 sono uscita per andare insieme alle due ragazze di venerdì a vedere la demachi dell'ultima giornata di "Lupin", anche perché si è ritirata Koshino-kumicho...è stata una bella esperienza, c'erano tante tante persone e da parte delle attrici credo che sia bello vedere questa partecipazione. Koshino era bellissima in hakama, sembrava molto più giovane.
Dopo pensavo di fermarmi un po' al bar "Miroir" ma dovevo immaginare che rimanesse chiuso per i senshuuraku...
Mettermi a fare un bilancio di questo primo mese sarebbe troppo retorico, ma sono convinta che non avrei potuto fare di meglio, e questo mi basta.
Il tempo passa lentissimo ma se guardo indietro mi pare che voli.
In questi giorni come al solito ho fatto una quantità di cose incredibile. Dovevo ancora finire di andare agli orientamenti delle lezioni universitarie quindi fra mercoledì e giovedi sono stata sempre all'università, oppure a studiare.
Il clima qua fa un po' i capricci, arriva un tifone dietro l'altro, un giorno diluvia ed è freddissimo e il giorno dopo torna il caldo umido. Ancora non è autunno, le foglie sono ancora tutte verdi e cantano ancora le cicale, ma si comincia a sentire che l'estate sta finendo. Quando piove vengono fuori un sacco di profumi, come quello delle foglie di ciliegio (che è l'odore dei dolcetti sakuramochi), o dei fiori di osmanto, che mi ricordano tanto Firenze in questa stagione. Ci sono tanti posti qua che ti fanno dubitare di trovarti veramente in una delle metropoli più grandi e popolose al mondo.
Venerdì dopo le lezioni ho incontrato due ragazze italiane in vacanza con le quali sono tornata al Takarazuka e vedere "Lupin". Non ho tante cose da aggiungere rispetto all'altra volta, anche se ho notato delle differenze e questo mi piace tantissimo. In "Fantastic Energy" Masao ha cantato una canzone interpretandola in modo completamente diverso (aveva anche la voce più stanca), e la parade era alla metà della velocità.
Ho notato parecchie buone interpretazioni, ma su tutte Hokushou Kairi è stata strepitosa, non ho nient'altro da dire. Oltretutto, alla demachi ha fatto un sacco di raccomandazioni alle vecchiette del suo fanclub (però era colpa sua se aspettavano al freddo...), e ha fatto una battuta perché una signora le ha regalato un ventaglio. Meravigliosa.
La sera ci siamo dedicate alle ciotole di rame più immense in cui mi sia mai imbattuta (l'omino del tavolo a fianco ha detto che eravamo kakkoi a mangiarlo, immagino perché porzione grande = porzione da uomo).
La giornata di sabato è stata meravigliosa perché ho scoperto in me una passione per il kabuki che non pensavo di poter avere. Ma andiamo con ordine.
La mattina sono andata al club scolastico. Mi sono trovata molto bene, anche se ammetto che mi sono sentita proprio piccola e ignorante: ci sono troppe persone esperte di tutto. Stanno ancora discutendo a proposito della rivista, quindi ho parlato poco o nulla, ma ho comunque fatto esercizio di ascolto.
Nel pomeriggio sono andata a Shinjuku perché la madre di famiglia mi aveva avvertito che nel centro commerciale Isetan c'era la settimana italiana. Effettivamente è stato molto divertente fare pena ai commessi italiani e scroccare assaggini (i prezzi erano ovviamente altissimi), e incutere timore ai commessi giapponesi facendo loro capire che eravamo italiane.
La nostra merenda: calzone e tiramisù. Notate che ogni porzione di tiramisù era dotata di ghiaccio per conservarlo meglio.
Dopo aver finito i nostri giri io e un'altra ragazza siamo andate al cinema a vedere uno spettacolo di kabuki registrato l'anno scorso, chiamato "Yamato Takeru", la storia di un eroe mitico dell'antico Giappone che viene inviato dal padre a sottomettere le popolazioni confinanti per unificare il paese. La storia è abbastanza lineare e parla di amori e di battaglie, ma lo spettacolo andava ben al di là di questo.
Intanto la messa in scena: il genere è in realtà definito super kabuki, per l'utilizzo di artifici tecnici spettacolari, costumi elaboratissimi e scene curatissime a livello coreografico. Le scene di combattimento erano veramente d'impatto, e utilizzavano mosse di arti marziali e di danza.
La recitazione kabuki potrebbe diventare una delle mie preferite. Adoro quando l'attore si ferma durante una scena, soprattutto durante le scene di battaglia, e si mette in posa congelando il tempo per un istante (mie). Il livello recitativo era veramente altissimo. Gli attori che interpretavano le donne (onnagata) erano incredibili, chiudendo gli occhi avresti potuto veramente credere di sentir parlare delle ragazze, delle donne.
Erano tutti molto bravi, ma nessuno più dell'attore protagonista, Ichikawa Ennosuke IV. Non ho mai visto nessuno utilizzare in quel modo tutte le parti del il volto per esprimere un'emozione e riuscire a cambiare così tanto registro di voce per interpretare parti diverse (anche lui ha ricevuto un'educazione da onnagata). Ho pianto per tre quarti dello spettacolo, anche perché i testi erano veramente toccanti. È stata un'esperienza bellissima, 4 ore che sono volate in un attimo. Ci siamo ritrovate ad applaudire come a teatro.
Metto il link di un video qui solo per dare un'idea.
Metto una foto così, perché mi piace la notte di Tokyo, così piena di luci...
Oggi non ha piovuto per niente, però sono rimasta a casa perché dovevo studiare, a parte una breve passeggiata nel parco vicino casa. Verso le 6 sono uscita per andare insieme alle due ragazze di venerdì a vedere la demachi dell'ultima giornata di "Lupin", anche perché si è ritirata Koshino-kumicho...è stata una bella esperienza, c'erano tante tante persone e da parte delle attrici credo che sia bello vedere questa partecipazione. Koshino era bellissima in hakama, sembrava molto più giovane.
Dopo pensavo di fermarmi un po' al bar "Miroir" ma dovevo immaginare che rimanesse chiuso per i senshuuraku...
Mettermi a fare un bilancio di questo primo mese sarebbe troppo retorico, ma sono convinta che non avrei potuto fare di meglio, e questo mi basta.
2013-09-19
Vita da gaijin
Vabbè dai, ancora non mi ero fatta notare, dovevo rimediare ieri. Ma andiamo con ordine.
Ieri pomeriggio dovo andare a vedere uno spettacolo di Kabuki, quindi la mattina sono uscita per fare un giretto turistico restando nei dintorni. Dopo aver vagato in bici vicino a casa sono passata all'ufficio della madre di famiglia perché i suoi colleghi volevano conoscermi. Ieri mi sentivo stranamente in pace con la mia faccia, ho osato mettermi pure uno dei cappelli che mi sono stati regalati per proteggermi dal sole, che batteva forte (anche se il tifone deve aver spazzato via l'umido, si sta bene in questi giorni). Ho salutato i colleghi, in una profusione di complimenti e yoroshiku, e sono andata al santuario Igusa Hachiman.
È un posto meraviglioso. Attraverso la grande porta (tori) si entra in un bosco, prima di arrivare al vero e proprio santuario. È un'oasi di pace completamente avulsa da quello che c'è intorno.
Mi piace molto osservare le persone che entrano, si sciaquano le mani e la bocca, poi si avvicinano al sancta sanctorum. Una volta gettata una moneta congiungono le mani e poi le battono due volte, restando in preghiera.
Stare in mezzo alla natura mi fa sentire molto più vicina alla "divinità" delle cose, piuttosto che entrare in una chiesa (anche se di solito entrando nelle chiese rimango affascinata dalla grandiosità delle opere che possono creare gli esseri umani). Mi piace l'odore misto di legno e di incenso che si avverte camminando fra questi edifici.
Per completare il mio rilassante giro ho fatto una passeggiata al parco Zenpukuji, e poi mi sono diretta nuovamente verso casa. Ed ecco che è successo il disastro.
Mi sono fermata ad un piccolissimo passaggio a livello pedonale, e ho notato un bottone con su scritto "Premere forte per favore". Pensando che fosse per segnalare la presenza di pedoni (come succede per gli attraversamenti stradali), come Alice nel Paese delle Meraviglie ho prontamente obbedito, senza giustamente fare caso a cosa ci fosse scritto SOTTO il bottone.
Sotto il bottone c'era scritto "IN CASO DI EMERGENZA".
Ho fatto fermare il treno.
Il ragazzo in bicicletta accanto a me fortunatamente è stato carino, mi ha redarguito dicendomi che non avrei dovuto premere il bottone, ma poi ha parlato con il conducente del treno spiegandogli "scusi, la gaijin-san si è sbagliata", e poi mi ha rassicurato dicendo che era tutto a posto. Volevo sotterrarmi.
Ho cominciato ad immaginarmi le madri di Kamishakujii che mi indicavano ai figli sbeffeggiandomi, e tutti quelli che erano sul treno in quel momento a cui ho fatto fare ritardo che venivano a picchiarmi. Che infamia. È anche facile individuarmi mentre passo per strada. Mi sono nascosta sotto il cappello sperando che mi scambiassero per un ragazzo.
A parte questo il pomeriggio sono andata a teatro insieme all'altra ragazza italiana, alla madre di famiglia e ad una sua amica. Avendo espresso il vago desiderio di vedere il Kabuki, qua in famiglia mi hanno procurato dei biglietti gratis tramite alcune loro conoscenze. Ripeto, adoro i giapponesi.


Oltretutto, che biglietti. Anche se li abbiamo avuti gratis, ci hanno dato dei posti del valore di 10.000 yen, un'ottantina di euro. Invece di essere nelle file di sedie, eravamo al lato della platea, sedute sul tatami, con il tavolo e il tè gratis. Visto che il tutto dura 4 ore, una delle consuetudini del kabuki è mangiare il bento nell'intervallo dello spettacolo, quindi ci siamo comprate pure quello, per gustarci proprio l'esperienza completa.
Lo spettacolo è stato stupendo. Il Kabuki è un tipo di teatro adesso considerato colto, ma che è nato come intrattenimento popolare, a differenza del Nō. Nonostante l'oggettiva difficoltà di cogliere tutte le battute, il senso della storia e delle scene era chiaro, quindi ce lo siamo goduto proprio bene. La prima rappresentazione, divisa in due atti, raccontava di un uomo, nato cieco, che da una condizione di estrema povertà, attraverso rapine e omicidi, arriva ad essere ricchissimo. La seconda rappresentazione era danzata, ed era una storia per bambini: raccontava di due ladri che rubano un cavallo. La cosa bellissima era che anche il cavallo ballava! Non vorrei essere stata uno dei due attori all'interno, ma l'effetto era veramente carino.
Le storie erano piene d'azione oltre che di dialoghi, e i costumi e le scenografie contribuivano a migliorare il tutto. Le scenografie soprattutto erano davvero impressionanti: sul palco ad un certo punto è comparsa una casa a due piani, e gli attori potevano muoversi su entrambi e salire comodamente da un piano all'altro con delle scale. Oltretutto, a giudicare da quello che abbiamo visto e dai lunghi tempi di cambio di scena, la maggior parte delle scenografie veniva sistemata a mano, non meccanicamente.
Altra cosa: l'orchestra tradizionale dal vivo, con gli shamisen e gli strumenti a percussione. I musicisti sono rimasti nascosti la maggior parte del tempo, ma nell'ultima rappresentazione erano a vista. È anche incredibile come riuscissero tutti ad andare a tempo senza un direttore: suonavano anche con gli occhi chiusi, probabilmente per ascoltarsi meglio.
E poi, gli onnagata. Come nel teatro shakespeariano gli attori di Kabuki sono tutti uomini (per lo stesso motivo, oltretutto, l'indecenza per una donna di essere attrice...), e quindi alcuni recitano le parti femminili. Sarà perché sono il tipo di persona che si immerge completamente nella finzione scenica (e poi sono abituata alle otokoyaku), ma l'effetto era molto convincente.
Insomma è stata una serata stupenda, coronata da un matcha frappuccino al termine dello spettacolo. Cosa volere di più?
Ieri pomeriggio dovo andare a vedere uno spettacolo di Kabuki, quindi la mattina sono uscita per fare un giretto turistico restando nei dintorni. Dopo aver vagato in bici vicino a casa sono passata all'ufficio della madre di famiglia perché i suoi colleghi volevano conoscermi. Ieri mi sentivo stranamente in pace con la mia faccia, ho osato mettermi pure uno dei cappelli che mi sono stati regalati per proteggermi dal sole, che batteva forte (anche se il tifone deve aver spazzato via l'umido, si sta bene in questi giorni). Ho salutato i colleghi, in una profusione di complimenti e yoroshiku, e sono andata al santuario Igusa Hachiman.
È un posto meraviglioso. Attraverso la grande porta (tori) si entra in un bosco, prima di arrivare al vero e proprio santuario. È un'oasi di pace completamente avulsa da quello che c'è intorno.
Mi piace molto osservare le persone che entrano, si sciaquano le mani e la bocca, poi si avvicinano al sancta sanctorum. Una volta gettata una moneta congiungono le mani e poi le battono due volte, restando in preghiera.
Stare in mezzo alla natura mi fa sentire molto più vicina alla "divinità" delle cose, piuttosto che entrare in una chiesa (anche se di solito entrando nelle chiese rimango affascinata dalla grandiosità delle opere che possono creare gli esseri umani). Mi piace l'odore misto di legno e di incenso che si avverte camminando fra questi edifici.
Per completare il mio rilassante giro ho fatto una passeggiata al parco Zenpukuji, e poi mi sono diretta nuovamente verso casa. Ed ecco che è successo il disastro.
Mi sono fermata ad un piccolissimo passaggio a livello pedonale, e ho notato un bottone con su scritto "Premere forte per favore". Pensando che fosse per segnalare la presenza di pedoni (come succede per gli attraversamenti stradali), come Alice nel Paese delle Meraviglie ho prontamente obbedito, senza giustamente fare caso a cosa ci fosse scritto SOTTO il bottone.
Sotto il bottone c'era scritto "IN CASO DI EMERGENZA".
Ho fatto fermare il treno.
Il ragazzo in bicicletta accanto a me fortunatamente è stato carino, mi ha redarguito dicendomi che non avrei dovuto premere il bottone, ma poi ha parlato con il conducente del treno spiegandogli "scusi, la gaijin-san si è sbagliata", e poi mi ha rassicurato dicendo che era tutto a posto. Volevo sotterrarmi.
Ho cominciato ad immaginarmi le madri di Kamishakujii che mi indicavano ai figli sbeffeggiandomi, e tutti quelli che erano sul treno in quel momento a cui ho fatto fare ritardo che venivano a picchiarmi. Che infamia. È anche facile individuarmi mentre passo per strada. Mi sono nascosta sotto il cappello sperando che mi scambiassero per un ragazzo.
A parte questo il pomeriggio sono andata a teatro insieme all'altra ragazza italiana, alla madre di famiglia e ad una sua amica. Avendo espresso il vago desiderio di vedere il Kabuki, qua in famiglia mi hanno procurato dei biglietti gratis tramite alcune loro conoscenze. Ripeto, adoro i giapponesi.
Oltretutto, che biglietti. Anche se li abbiamo avuti gratis, ci hanno dato dei posti del valore di 10.000 yen, un'ottantina di euro. Invece di essere nelle file di sedie, eravamo al lato della platea, sedute sul tatami, con il tavolo e il tè gratis. Visto che il tutto dura 4 ore, una delle consuetudini del kabuki è mangiare il bento nell'intervallo dello spettacolo, quindi ci siamo comprate pure quello, per gustarci proprio l'esperienza completa.
Lo spettacolo è stato stupendo. Il Kabuki è un tipo di teatro adesso considerato colto, ma che è nato come intrattenimento popolare, a differenza del Nō. Nonostante l'oggettiva difficoltà di cogliere tutte le battute, il senso della storia e delle scene era chiaro, quindi ce lo siamo goduto proprio bene. La prima rappresentazione, divisa in due atti, raccontava di un uomo, nato cieco, che da una condizione di estrema povertà, attraverso rapine e omicidi, arriva ad essere ricchissimo. La seconda rappresentazione era danzata, ed era una storia per bambini: raccontava di due ladri che rubano un cavallo. La cosa bellissima era che anche il cavallo ballava! Non vorrei essere stata uno dei due attori all'interno, ma l'effetto era veramente carino.
Le storie erano piene d'azione oltre che di dialoghi, e i costumi e le scenografie contribuivano a migliorare il tutto. Le scenografie soprattutto erano davvero impressionanti: sul palco ad un certo punto è comparsa una casa a due piani, e gli attori potevano muoversi su entrambi e salire comodamente da un piano all'altro con delle scale. Oltretutto, a giudicare da quello che abbiamo visto e dai lunghi tempi di cambio di scena, la maggior parte delle scenografie veniva sistemata a mano, non meccanicamente.
Altra cosa: l'orchestra tradizionale dal vivo, con gli shamisen e gli strumenti a percussione. I musicisti sono rimasti nascosti la maggior parte del tempo, ma nell'ultima rappresentazione erano a vista. È anche incredibile come riuscissero tutti ad andare a tempo senza un direttore: suonavano anche con gli occhi chiusi, probabilmente per ascoltarsi meglio.
E poi, gli onnagata. Come nel teatro shakespeariano gli attori di Kabuki sono tutti uomini (per lo stesso motivo, oltretutto, l'indecenza per una donna di essere attrice...), e quindi alcuni recitano le parti femminili. Sarà perché sono il tipo di persona che si immerge completamente nella finzione scenica (e poi sono abituata alle otokoyaku), ma l'effetto era molto convincente.
Insomma è stata una serata stupenda, coronata da un matcha frappuccino al termine dello spettacolo. Cosa volere di più?
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