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2014-02-11

Hokkaido 2 - Opera

Nemmeno il secondo giorno ho visto tanto di Sapporo, dato che avevo uno dei miei immancabili impegni teatrali, stavolta con il mio caro vecchio amico, il Fantasma dell'Opera, uno dei musical che più ha segnato la mia adolescenza.
Prima del teatro però siamo passati a visitare la vecchia torre dell'orologio, uno degli edifici più famosi della città.


L'edificio è stato costruito come scuola alla fine del 1800, e gli allievi al suo interno imparavano le nuove tecniche occidentali di coltivazione e di costruzione. Tre anni dopo l'edificio fu costruito l'orologio, che dal 1880 circa continua a funzionare initerrottamente grazie all'aiuto dei volontari della città che due volte alla settimana lo caricano a mano. L'orologio infatti non è elettrico, ma funziona a pendolo e ha bisogno della forza umana per muoversi e per suonare la campana ogni ora (non chiedetemi bene come funziona questa cosa perché non lo so). Tutte queste informazioni non le ho lette nei pratici cartelli del museo, ma ce le ha raccontate un volontario cittadino, appunto, un simpaticissimo vecchietto che ci ha preso sotto la sua ala protettiva ancor prima di sapere che parlavamo giapponese. Non so quanto fosse realmente pratico con l'inglese come prometteva la sua maglietta, ma ogni tanto infilava nel discorso un po' di katakana e ce la siamo cavata così.
Mentre facevamo la visita è cominciato a nevicare molto forte, quindi ci siamo diretti subito verso il teatro, anche se prima abbiamo pranzato con il famoso ramen dell'Hokkaido. Niente da dire, la carne lassù è decisamente migliore di quella che si trova qua.



Dopo pranzo, siamo finalmente entrati in teatro. Il palco era completamente coperto da tendoni scuri che coprivano tutte le scenografie. Al centro...il lampadario, coperto da un telo. Il mio cuore ha cominciato a battere forte pensando alla prima scena, e a quando tutti quei teli si sarebbero sollevati mostrando il rosso dei tendoni e l'oro delle statue...


Sì lo so scusate, la foto è proprio orribile, ma non volevo che mi sorprendessero a fare fotografie, e dentro era veramente molto buio. Comunque lo spettacolo è cominciato, Raul ha vinto all'asta il carillon con la scimmietta e hanno deciso di illuminare il lampadario. Con la musica dell'overture, i teli sono stati rimossi, le luci accese e davanti a noi è apparsa l'Opera. E non solo: il lampadario ha cominciato a salire e si è fermato in alto, sopra la platea, al di fuori del palco. Questo è stato incredibile per me: noi eravamo non solo spettatori del musical, eravamo gli spettatori dell'Opera, quelli sopra i quali cade il lampadario...
Che emozione è stata vedere dal vivo questo musical. Per me è stata la prima volta, quindi oltre al film non avevo idea di come fosse la messa in scena, e mi è piaciuta proprio tanto, a partire dai costumi delle prove dell"Annibale". Le parti che si svolgevano all'interno della sala del teatro probabilmente sono state le più belle: hanno sfruttato tutte le potenzialità che la sala in sé poteva offrire, trasformandoci veramente negli spettatori di ciò che veniva messo in scena via via. Un vero teatro nel teatro. Era strano vedere le scenografie degli spettacoli e pensare che erano scenografie di scenografie. In più era tutto molto curato. La cornice esterna del palco era decorata di statue (e gli attori potevano camminarci sopra), e, come in Via col Vento del Takarazuka, c'erano due piccoli palchi teatrali ai due lati. L'angelo centrale poteva muoversi, e il fantasma ha cantato da lì sopra le sue maledizioni su Christine e Raul mentre scendeva sulla platea.
Mi è piaciuta la discesa verso il lago sotterraneo, resa attraverso una piattaforma che si abbassava e alzava alternativamente nei due lati, simulando infinite rampe di scale: mi è piaciuta la barca e mi è piaciuto lo specchio, e che il Fantasma durante "Masquerade" sia scomparso in una botola. In effetti, fra tutti i musical che ho visto, questo forse è quello che ha potuto sfruttare in maniera migliore il teatro, visto che in un teatro si svolge. 


Non mi dilungo tanto sugli attori, che ho trovato molto bravi, anche se in questo musical più che in altri ho sentito la mancanza di un'orchestra. Questa è una cosa che non mi piace del Gekidan Shiki: per me una performance acquista un elemento magico quando la musica è eseguita dal vivo, lo trovo molto più coinvolgente.
Comunque, è stato abbastanza coinvolgente vedersi planare addosso il lampadario (che è caduto in verticale fino quasi sulle teste degli spettatori, poi ha virato verso il palco, nella posizione in cui era all'inizio)...io ero seduta molto esterna, ma mi ha fatto effetto lo stesso. Combinate con la musica, le trovate sceniche hanno resto questo musical una vera esperienza. Mi è piaciuto anche potermi rendere conto di cosa sia stato modificato nel film: ad esempio, la storia di Erik. Seguendo il libro, nell'opera teatrale il Fantasma è un genio che è vissuto in tutto il mondo per poi trovare rifugio nell'Opera, non un bambino salvato da un circo. Il personaggio di Madame Giry è molto più freddo e meno di rilievo. Alcune scene poi cambiano: c'è una bellissima scena delle prove del Don Juan che nel film è stata tolta per fare spazio al viaggio al cimitero. Anche i testi erano diversi: pur non avendo presente in modo integrale la versione teatrale mi sono resa conto che nel film ci sono tante frasi modificate.
Delle canzoni, le mie preferite sono stata quelle in cui c'erano tanti personaggi che cantavano l'uno sopra l'altro, perché l'isieme era strabiliante. Ad esempio, "Prima Donna", o il finale con i tre protagonisti che cantano ognuno il proprio tema in perfetta armonia. Questi momenti mi hanno stregato. L'interprete di Carlotta era la più brava a mio parere, e i suoi vestiti erano i più belli di tutti **
Ah, altra nota negativa del Gekidan Shiki, non solo di questo musical: i saluti finali. Soltanto in Mamma Mia ci sono stati dei saluti degni di questo nome, con musica e ballo: negli altri, gli attori hanno sfilato completamente in silenzio, si sono inchinati e il sipario si è chiuso. Sarà che sono abituata alle parade del Takarazuka, ma non mi basta, è troppo freddo come saluto...

La sera siamo tornati in hotel per cena, e prima di farci un bagno, siamo andati un po' in giro, scoprendo che l'animale mitologico simbolo di Jozankei è il kappa, una specie di mostro acquatico non sempre raffigurato in modo benevolo, ma che nel caso specifico è trattato alla stregua di una simpatica mascotte.


2014-02-04

Neve!!!

Dopo mi dedicherò al post sul compleanno e sul finesettimana, ma adesso vi metto qualche foto di oggi, la prima vera nevicata!



Questo è quello che si vede dalla mia finestra ** Comunque, se questa è la mia prova di resistenza per l'Hokkaido credo di non averla superata, ho avuto freddissimo oggi. Non ho nemmeno un paio di scarpe adatte e non trovo il mio numero, ovviamente! Mi sa che mi comprerò un paio di scarpe da uomo alla fine.

P.S. ho scoperto che la neve oggi cade a sproposito, essendo il primo giorno di primavera (立春) secondo il calendario lunare.

2014-01-31

Quarto di secolo

No, non sto parlando degli anni di nessun teatro stavolta, ma dei miei...
Visto che stasera esco la famiglia giapponese mi ha festeggiato un po' in anticipo, facendomi fare una lauta cena a base di sushi e dandomi il regalo ieri sera. Lo adoro: è un bellissimo cappello rosso preso ovviamente dal negozio del padre. Era una delle cose che avevo adocchiato quando eravamo andati insieme a trovarlo, sono stati carini a ricordarsene.


Comunque, finalmente i corsi all'università sono terminati: ieri ero già in vacanza ma mi mancava ancora un report da scrivere, quindi la pacchia è cominciata oggi, precisa per il mio compleanno ^^ in realtà mi sono già messa in moto per trovare un lavoretto; speriamo in bene, perché finora non è andata...
Alla fine di ogni lezione abbiamo avuto test e presentazioni, ma abbiamo anche fatto qualche party a base di wagashi, i tradizionali dolcetti/salatini (in questo paese spesso non c'è una vera distinzione dolce-salato).




Ovviamente il party più grande è stato quello di cultura giapponese, dove abbiamo assaggiato di tutto. Molti trovano che i wagashi siano molto più belli che buoni, ma sinceramente a me non dispiacciono neanche di sapore. Vero è che alcune cose sono non qualificabili secondo il gusto occidentale, ma se ho una virtù è che mangio volentieri qualsiasi cosa. Quindi, nessun problema per me. 
Bene, fino a aprile non avrò lezione, ma sono già ovviamente piena di impegni teatrali e turistici. Sarà un problema aggiornare il blog con regolarità ma mi sono fatta la promessa di provarci, visto che il prossimo traguardo adesso sono i 50 anni, sarà bene che mi annoti le cose il più possibile altrimenti da qui al 2039 mi sarò dimenticata tutto.

2014-01-22

Una domenica a Takarazuka

Bene, stasera dovrei farcela a finire il racconto del weekend. Domenica la giornata è cominciata presto. La mia amica abita molto vicino al teatro in realtà, ad una ventina di minuti in autobus, ma avevamo il progetto di provare a comprare i biglietti per lo spettacolo “New Wave” e ci siamo avviate di buon'ora.  


Purtroppo non è servito a niente. Me lo immaginavo, perché era il secondo giorno, era domenica, e il teatro in cui lo spettacolo si tiene è molto piccolo. Per questi spettacoli inoltre non vendono i biglietti in giornata, quindi l'unico modo per trovarne uno è mettersi davanti al teatro e aspettare che qualcuno te ne venda uno. Anche l'operazione di bagarinaggio è strettamente regolata. La compagnia in teoria non permette la rivendita di biglietti, ma chiude un occhio, e le persone si allineano contro il muretto esterno: quelli che vogliono vendere, con il biglietto in mano, quelli che vogliono comprare, con il portafoglio in mano. È una cosa un po' pericolosa, ho visto, tirare fuori il proprio biglietto passando lì davanti, corri il rischio di venire assalito da fan sbavanti. È quello che è successo per l'unico biglietto per “New Wave” che ho visto vendere: nemmeno il tempo che la signora lo tirasse fuori dalla borsa, un signore l'aveva già comprato. Ci siamo rese conto che era una battaglia persa: eravamo in 20 con il portafoglio in mano, e c'erano una decina di persone con in mano i biglietti di Napoleon invenduti. Alla fine, abbiamo comprato i biglietti per “Napoleon”, tanto dovevo assolutamente vedere anche quello.
La questione del bagarinaggio può sembrare strana, visto che i biglietti vengono rivenduti al costo normale, ma è spiegabile con il fatto che tanti fan comprano tramite i fan clubs una quantità di biglietti esagerata solo per portare guadagno alla propria attrice preferita, e per non perderci i soldi li rivendono in seguito, se trovano un compratore. Questo spiega perché gli show vanno sold out in dieci minuti. Ma io dico: non potrebbero comprare solo i biglietti che servono, aspettare fino all'ultimo e poi comprare i biglietti invenduti? Quanta gente non riesce a vedere quello che vuole per colpa loro...
Comunque, con il cuore in pace siamo andate a fare shopping e poi siamo andate a fare un giro per il teatro addobbato per il centenario. Mentre eravamo per la strada è cominciato a nevicare!


Che bello è stato vedere Takarazuka sotto la neve! Anche se non è durata molto e si è sciolta subito, mi è sebrata bellissima. Dopo aver fatto le foto di rito davanti alla scalinata, siamo andate all'interno per scaldarci mangiucchiando un dolcetto sponsorizzato. Erano veramente carini, e anche buoni: ce n'era uno per il centenario, che pensavo fosse al cioccolato invece era all'uva (?), e poi c'erano quelli di Napoleone (lo vedete, è quello con il biscotto a forma di foglia di alloro), alla crema, e quello di Josephine all'estratto di rosa (il più buono di tutti, eccezionale).


Alle tre è cominciato dunque "Napoleon", uno spettacolo davvero magnifico per gli occhi (beh, anche per le orecchie). Ho avuto l'impressione che ci abbiano investito parecchio. Non so nemmeno da che parte cominciare a parlarne!
Comincerò da scenografie e costumi, tutti nuovi, tutti creati apposta per l'occasione. Non ho mai visto tanto sfarzo nemmeno in Berubara: avevo già potuto notarlo dal programma, ma le cappe di ermellino intessute d'oro che Napoleone e Giuseppina indossano per l'incoronazione sono indescrivilmente belle. Al contrario di Berubara mi sembra anche che i costumi siano tutti fedelmente storici, anche se elaboratissimi. Le scenografie...in realtà quella che mi ha più colpito è stata la cattedrale di Notre Dame, il resto poi non era così sfarzoso: anche qua è stato utilizzato molto il supporto video (con risultati non sempre credibili, come al solito). Però ci sono state alcune trovate molto suggestive: ad esempio, dopo il prologo (una delle parti che mi è piaciuta di più), Nepoleone, seduto alla sua scrivania, è calato dal cielo su una piattaforma che ha raggiunto il ponte d'argento. Reon è scesa e ha cominciato a cantare, circondata da quello che sembrava un cielo stellato, con luci proiettate per tutta la superficie del palco, compreso il pavimento. 
Volevo elencare tutte le cose positive prima, ma credo che parlerò adesso di quello che in questo spettacolo non mi ha convinto tanto per poi passare ai doverosi elogi. Ammetterò, "Napoleon" deve essere visto almeno una volta, soprattutto dal vivo, se se ne ha la possibilità. Ma se mi si chiedesse di scegliere adesso (non so in seguito), fra questo e Shall we Dance, ad esempio, rivedrei più volentieri Shall we Dance. Questo perché non sono riuscita a trovare in "Napoleon" un filo conduttore sufficiente per poterla definire una storia.


Sicuramente altre persone ne avranno ricevuto un'impressione diversa, ancora più probabilmente è uno spettacolo talmente complicato che ci ho capito troppo poco per godermelo (infatti sto pensando di provare a procurarmi almeno un tachimi qui a Tokyo...magari alla seconda visione andrà meglio), però, più che una vera e propria trama mi è sembrato che narrasse una serie di eventi (guerra di qua, incontro con Josephine, guerra di là, litigata con Josephine, guerra ancora di là, riconciliazione con Josephine e così via), quelli, giustamente, accaduti nella vita di Napoleone. Come tutti i racconti di vita dunque, non poteva avere una trama ben definita. L'unico vero accenno di trama è nella storia con Josephine, dall'infatuazione che entrambi provano, anche se all'inizio lei è molto meno coinvolta di lui, fino al matrimonio e al divorzio perché lei non riesce a dargli dei figli. Alcune delle scene che raccontavano la loro relazione erano veramente belle (e appassionate. Reon e Nene si baciano davvero, altro che tre centimentri...). Non mi è piaciuta tanto la conclusione, con lei disperata ma felice perché con il divorzio lui potrà soddisfare la sua ambizione. Napoleone nel frattempo canta già canzoni di amore eterno ad un'altra. Però questo non è colpa di nessuno, la Storia è andata così (vi ho mai detto quanto io odi la figura storica di Napoleone?).
Non sono comunque l'unica ad aver pensato che il tutto fosse un po' troppo pesante. Oltre a raccontare moltissimi eventi, non c'è quasi mai pausa fra una canzone e l'altra, e questo rende il ritmo della narrazione ancora più concitato. A parte un paio di canzoni, cioè il tema e il prologo, veramente belle, non c'è nessun motivetto degno di nota che resti in testa, come in Romeo e Giulietta (le musiche dei due spettacoli si somigliano parecchio però). Proverò comunque a giudicare dopo una seconda visione, se ne avrò l'occasione. 
Anche il finale mi è piaciuto, ma non emozionato particolarmente, a parte la scalinata delle otokoyaku. Gli ensemble di danza all'interno dello spettacolo invece sono stati molto belli, il prologo mi ha ricordato quello di Elisabeth.
Parliamo delle attrici? Il primo commento che mi viene da fare è su Nene. Mi è piaciuta tantissimo. Ma veramente. Inutile che prechi troppi commenti su Reon che lo sappiamo che è bravissima e bellissima (lo è, davvero. Il tema dello spettacolo cantato da lei in un mare di stelle mi ha proprio emozionato. C'è solo una cosa che non riesco a capire: strascicava tantissimo l'ultima nota delle canzoni buttando fuori un sacco di aria...lo fa sempre?), ma visto che su Nene non ho sempre commenti positivi, mi sprecherò su di lei. Il suo personaggio era complicato, una donna testarda, volubile, ambiziosa, che scopre del vero attaccamento per Napoleone solo dopo averlo ripetutamente tradito e umiliato: secondo me ha dimostrato di essere un'attrice formata interpretandolo al meglio. Anche sul canto è stata brava, meglio negli acuti che nei bassi. Spiccava quasi più lei che Reon, mi è sembrato che la personalità di Josephine fosse meglio delineata (ma questo è un problema di copione credo). Reon secondo me è stata brava nel cogliere l'aspetto più impetuoso e romantico del personaggio di Napoleone, ma forse le è mancata un po' la durezza necessaria nell'ultima parte, quella dell'uomo distrutto trovatosi ad affrontare l'esilio dopo essere stato Imperatore. Comunque, mi è piaciuta molto anche così, sognatrice fino in fondo. Ah, piccolo inciso, pare che le attici abbiano dichiarato che il regista Koike Shuichiro ogni giorno cambi qualcosa perché non è soddisfatto del risultato finale. Se mai mi ricapiterà di vedere lo spettacolo a Tokyo, potrebbe essere molto diverso. Rimanendo sulle attrici, dirò che Beni non mi ha convinto mentre Makaze Suzuho sì. Non sono sicura che mi piaccia come canta ma ha una presenza scenica notevole, e stava benissimo con i basettoni. Rei Makoto è stata eccezionale. Però, inutile dirlo, chi mi è piaciuta di più è stata Miho Keiko che intepretava la madre di Napoleone. Quella donna ha una voce che commuoverebbe i sassi. 
In definitiva, non riesco a giudicare bene ancora "Napoleon". Mi è piaciuto, è stato bello da vedere e da sentire, ma non mi ha dato quanto mi hanno dato altri spettacoli. Sicuramente è più colpa mia che dello spettacolo in sè, ma è così.


Dopo la fine di "Napoleon" sono corsa a prendere il treno per andare a Osaka, visto che avevo l'ochakai di Masao, che si è tenuto in un hotel in un posto che probabilmente è frequentato, ma che a me è sembrato sperdutissimo. Per entrarci, visto che non riuscivo a trovare l'ingresso principale, sono passata dal parcheggio...
Dopo essere entrati nella sala, abbiamo aspettato un po' prima che Masao arrivasse: non c'era vendita di gadget, anche se potevi prenotarli tramite modulo apposito, ma dentro la busta-regalo c'erano parecchie cose interessanti tra cui un paio di bollini rossi dei quali vi racconterò in seguito. Da bere c'era una bottiglia di té sul quale spiccava l'ideogamma di ryuu, drago, e da mangiare un paio di biscotti di pasticceria fenomenali, di cui uno decorato addirittura con l'immagine di Masao vestita da Scarlett. Come regalo, una specie di gancio multiuso da appendare alla borsa (?) con il monogramma RM, foto, moduli, questionari, busta per ricevere le foto. Ah, anche la busta in cui era infilato il tutto aveva su scritto il nome di Masao. E poi i bollini adesivi rossi.
In sala c'erano due cartelloni che riportavano tre fotografie ciascuno, e la scritta: "In che ruolo vorresti vedere Ryuu Masaki nei prossimi spettacoli?". A vederle da lontano sembravano la foto di Tod di Sena, quella di Elisabeth sempre di Sena, Susanoo di Asami Hikaru, Valmont di Oozora Yuuhi, quella di Nova Bossa Nova di Reon e El Halcon di Aran Kei, ma avvicinandosi ci si accorgeva che erano fotomontaggi con la faccia di Masao XXD ovviamente non si potevano fare foto...peccato. Elisabeth era quello riuscito meglio, seguito da Valmont. Sono stati i due personaggi per cui ho votato, pur essendo tentata anche da Sol di Nova Bossa Nova, che però ha fatto già Reon e io dico NO a dare a Masao i personaggi già fatti da Reon. Adesso Mirio farà pure Tod...non potevo votare per altro. Valmont credo le calzerebbe a pennello, comunque.


Quando Masao è entrata in sala, c'è stata un'ovazione, Aveva i capelli acconciati all'indietro con la treccia e il cerchietto. Appena si è messa a sedere, con voce iper femminile ha dichiarato: "Pensavo di mettermi anche la gonna, ma poi ho rinunciato...". E ha continuato con questo andazzo tutta la serata, chiedendo continuamente se era carina. Pare che le sia stato detto in sala prove che non era carina abbastanza per fare la donna; soprattutto che ha le mani troppo grandi e che deve tenerle raccolte in grembo, strette, in modo da non farle vedere. Poveretta.
Purtroppo c'erano tantissime persone e non tanto tempo, quindi l'ochakai prevedeva soltanto una lunga intervista, che è partita ovviamente da "Via col Vento".
A parte tutte le difficoltà incontrate nell'interpretare Scarlett (dice che ha davvero studiato molto sul film), ha parlato di quanto si diverta tutte le volte a parlare a bassa voce con Nagina Ruumi durante lo spettacolo, improvvisando, e di com'è stato lavorare con Todoroki Yuu. Più che altro, di quanto trovi bellissima Todoroki Yuu, le ha fatto un vero e proprio elogio pubblico.Ah, un aneddoto carino: pare che nello spettacolo del pomeriggio di domenica Todoroki Yuu abbia improvvisato un balletto nel mezzo dello spettacolo, dicendo a Masao di parlarne nel suo ochakai...esibizionista XXD Di Koma invece ha detto che si è ritrovata senza pensarci a dirle all'improvviso cose tipo: "Sono innamorata di te!", spaventandola tantissimo.
Una cosa che mi è piaciuta molto è stato il suo continuo scambio di battute con la ragazza del fanclub che le faceva le domande (presumo che si conoscano da un po'): si punzecchiavano parecchio a vicenda ("siamo contenti tutti che Masaki-san sia riuscita a diventare carina in tempo per il primo giorno di spettacolo"), mi sono divertita.


Come anche l'altra volta, ad un certo punto l'hanno fatto spostare ai due lati della sala dove si trovavano i cartelloni con le fotografie, coperti da teli. Masao non si è riconosciuta nei fotomontaggi se non dopo parecchi minuti che li osservava. Agli ultimi posti della classifica ci sono stati Susanoo, Sol e El Halcon, al terzo posto Valmont, al secondo Elisabeth e al primo Tod, che però staccava Elisabeth di pochissimi punti. I commenti di Masao sono stati come al solito super-partes ("mi piacerebbe farli tutti"), ma ha dimostrato particolare entusiasmo per Nova Bossa Nova, e ha detto che davvero le piacerebbe fare Elisabeth. Però, dopo un attimo di esitazione ha aggiunto: "Però visto che sono un'otokoyaku, penso di dover interpretare parti maschili...". Non ho capito bene da dove le sia venuta questa riflessione, ma mi ha fatto pensare.
Altra cosa molto interessante che ha detto, è che a loro viene chiesto che ruolo vorrebbero interpretare. Ora, non so quanta scelta abbiano davvero, ma in generale, pare che il loro parere venga ascoltato. Masao si è detta veramente felice di poter replicare "Puck". Quando le è stato chiesto se porterà le orecchie a punta, ha risposto che probabilmente la sua versione sarà un po' diversa, un po' più moderna (meno male, non so quanto avrei voluto vederla in salopette e maglia a righe). Mi ha risollevato.
Purtroppo, come ho detto, dopo l'intervista ci hanno mandato a casa senza neanche stretta di mano...peccato. Però, sono stata felice, Masao è sempre particolarmente informale in queste situazioni ed è sempre carino poterla ascoltare.
Dopo l'incontro sono corsa alla stazione e ho ripreso l'autobus per Tokyo che ho raggiunto lunedì mattina. Sono andata diretta a scuola. Dopo una domenica così è stato distruttivo, ma non c'era altra possibilità purtroppo. Almeno ho cominciato la settimana come una persona felice.

2014-01-11

Ringraziamo per il cibo

Come promesso, ecco un po' di foto di cibarie!
Lunedì non sono andata a cena fuori, ma come merenda ho mangiato un momiji manju, un dolcetto buonissimo di Hiroshima, gentilmente regalatomi da un ragazzo giapponese che fa il volontario nella nostra classe.


Curiosità: martedì era il 7 di gennaio, un giorno in cui è tradizione mangiare riso con sette tipi di verdure diverse. I giapponesi credono che mangiare questo piatto, chiamato, nanakusa no sekku, a parte riposare lo stomaco dai bagordi del capodanno, sia utile contro le malattie. In realtà non l'avevo capito quindi non ho fatto nessuna foto, ma visto che io non mangio il riso a colazione la mamma giapponese mi ha fatto gli onigiri del pranzo usando le sette verdure tradizionali <3
La sera invece ho mangiato soba e unagidon, cioè una ciotola di riso con l'anguilla, un piatto che mi piace molto, in un ristorantino molto carino vicino all'università.


Mercoledì ho cenato a casa di un'amica cinese che mi ha quindi offerto riso alla cinese, con molluschi, verdura, funghi e altre cose non meglio identificate; ottimo.


Giovedì siamo andati al kaiten-zushi, cioè in uno di quei fast food di sushi dove hai il nastro trasportatore per i piattini. Puoi anche ordinare dal tavolo, e allora i piatti ti vengono portati da un trenino. Un asilo nido, insomma (cit.).
La qualità del pesce non è certo paragonabile a quella dei ristoranti di alta classe, ma è accettabile, e oltre ai piatti più tradizionali ci sono anche i veri e propri troiai, come il salmone con salsa di aglio e burro, che è buonissimo anche se, immagino, non proprio salutare.


Ieri sera ho mangiato di nuovo lo shabu-shabu, il piatto di carne e verdure in cui devi cuocere gli ingredienti in tipi differenti di brodo caldo.


Stasera è prevista grigliata. Mi sa che dovrei smettere di chiedermi perché sto ingrassando.

2014-01-10

Routine

Dalla frequenza dei miei post dovrebbe essere ormai chiaro che è ricominciata a pieno ritmo l'università, con lezioni, compiti, presentazioni e report. Però ho passato un'interessante settimana culinaria, visto che sono uscita tutte le sere a cena; anche stasera vado a mangiare fuori, quindi credo che domani mattina mi dedicherò completamente ad un post di apprezzamento-cibo.
Oggi invece parliamo di altro.


Domenica, l'ultimo giorno di vacanza, sono andata al cinema a vedere il secondo film della serie "Lupin VS Conan". È vero, avevo promesso che non avrei messo foto di cibo, ma cinema e pop corn sono inseparabili per me.
È stato un interessante esercizio linguistico, e mi sono divertita a vedere Lupin: peccato che non mi ricordassi niente del primo film (sono abbastanza sicura di averlo visto, ma nemmeno poi così tanto) e quindi, visto che questo è una sorta di "seguito", non ho capito molto della storia. Però mi sono gustata abbastanza i siparietti comici, come quelli fra Jigen e Conan.
Altra cosa per cui mi sono divertita è stato il personaggio di Emilio, un fantomatico idol italiano che non aveva alla fine nulla a che fare con lo snodo principale della vicenda, ma che è stato pretesto per una quantità notevole di stereotipi e italiano sgrammaticato.
Sono stata proprio contenta, comunque, è stato veramente divertente.


Ieri invece ho ricevuto il regalo di compleanno in anticipo da parte della mamma della famiglia. Mi ha detto pure lei che pensa che sia un po' presto, ma in casa hanno già esposto le bambole dello Hinamasturi, la festa delle bambine, e ci tenevano che io avessi le mie. La festa delle bambine è il 3 di marzo, e si pensa che esporre le bambole troppo in anticipo ritardi il matrimonio della figlia: ma sia la madre che il padre mi hanno detto che vogliono che la loro bambina si sposi il più tardi possibile, e quindi non è un problema per loro, anzi.


Quelle che vedete nella foto piccola sono le bamboline della mamma, quelle grandi nella teca appartengono invece alla figlia. Davanti hanno disposto un ramo di susino pieno di boccioli che si stanno schiudendo pian piano.


Questo è invece il regalo che mi sono fatta da sola: visto che fa freddissimo (ogni due giorni le previsioni mettono neve, ma nulla...) e avevo voglia di comprarmi una felpona, mi sono presa quella di Waseda. Sì, l'ho fatto principalmente per sbattere in faccio al resto del mondo che io studio a Waseda e voi no pappappero, è una delle poche soddisfazioni che mi dà questa università, scusate.
A domani per l'aggiornamento culinario **

2014-01-02

Buon inizio!

Auguri!La giornata di oggi è stata lunghissima e densa, come vorrei che fossero tutti i giorni di
questo nuovo anno, che come oggi, immagino cominceranno con un mezzo fallimento.
Avevo programmato di cenare fuori, ma una mezz'oretta prima di uscire mi sono seduta un po' a tavola con la famiglia, che mi ha offerto del granchio e altre squisitezze di pesce, insieme a un pezzettino di carne di cavallo cruda (non so se sia cibo tradizionale, se ricordi il segno zodiacale cinese del 2014 o altro...).


Ormai si sa, i giapponesi per capodanno fanno come noi a Natale: si siedono a tavola, mangiano, conversano, guardano la televisione, fanno giochi di società e vanno a letto (sempre che non facciano parte di quei temerari che vanno al tempio allo scoccare della mezzanotte...). Per questo sono stata l'unica a uscire di casa ieri sera.
In giro c'erano quasi esclusivamente stranieri, infatti. Ero ben cosciente del fatto che il countdown non fosse un avvenimento particolarmente emozionante in questa città, ma francamente mi aspettavo qualcosa di più dalla iper-moderna, affollata e scintillante Tokyo.


Intanto, c'è stato un incidente sulla Yamanote, e la linea è rimasta ferma il tempo necessario per far pensare a tutti quanti che avvremmo passato i primi minuti di capodanno in treno. Sarebbe forse stato meglio. Purtroppo il countdown al tempio che avevo progettato è stato cancellato all'ultimo minuto, quindi abbiamo pensato di andare al famosissimo incrocio di Shibuya, che abbiamo trovato CHIUSO. La polizia ha bloccato l'accesso da tutte le parti, ma non l'afflusso dalla stazione, ovviamente, quindi la gente (composta in maggior parte da americani ubriachi, quindi vi lascio immaginare) continuava ad arrivare e a spingere, con i poliziotti che spingevano dall'altra parte. Sembrava di stare ad una manifestazione studentesca.
Il countdown non c'è stato. I megaschermi sono rimasti bianchi, abbiamo sentito contare al contrario almeno 3 volte, non capendo mai veramente a che punto eravamo. Comunque, abbiamo stappato il nostro spumante, abbiamo bevuto e siamo andati in cerca di un tempio dove ascoltare almeno gli ultimi dei 108 rintocchi di campana che simboleggiano i 108 peccati secondo il buddhismo. Non ci siamo riusciti, però abbiamo trovato un santuario.


Non sappiamo da dove, ma nelle vicinanze si sentiva suonare comunque la campana. Abbiamo dunque fatto hatsumoude, cioè pregato per la prima volta nell'anno, al santuario Konno Hachimangu, incrociato per caso. Mentre ci dirigevamo all'altare, siamo passati per un chinowa, una portale rotondo fatto di erba essiccata, che si dice serva sempre come protezione contro la sfortuna e gli spiriti maligni. Attraversare un chinowa, però, non è cosa da poco: bisogna percorrere una percorso a forma di 8 dirigendosi prima verso sinistra e poi verso destra, passando il portale 3 volte in totale, inchinandosi ogni volta.
Dopo aver pregato, abbiamo bevuto il sakè offertoci e ci siamo riscaldati al fuoco dove vengono bruciati i mamori, cioè gli amuleti porta fortuna, dell'anno passato.
Il progetto successivo di questo Capodanno, era vedere l'alba del primo giorno dell'anno. Non tutti la seguono, ma anche questa è una tradizione, in Giappone. Per aspettarla, siamo andati in giro per locali, e poi ci siamo mossi verso Odaiba.


Abbiamo visto il primo sole dal treno. Il disco solare rosso mi ha fatto pensare subito alla bandiera del Giappone e credo di aver veramente capito perché questo sia chiamato il paese del Sol Levante. Credo che aver visto quest'alba sia stata una bella cosa per molti motivi, ma sicuramente il primo è che non ho visto molte aurore nella mia vita, almeno non in modo deliberato, e la cosa mi emoziona sempre.
Sono dunque tornata a casa senza aver dormito e ho deciso di resistere ancora un po', visto che avevo promesso alla famiglia che avrei passato ancora un po' di tempo con loro.


Per colazione ho mangiato la zuppa che ha bollito tutta la giornata di ieri, con i mochi grigliati dentro. In più, ho ricevuto un sacco di regali: anno nuovo, cose nuove, giustamente. In questo paese soprattutto si dice che per Capodanno si debbano indossare delle mutande nuove, quindi ho ricevuto anche un paio di mutande. Sono inoltre stata inclusa in due delle più famose tradizioni di Capodanno. Ho ricevuto infatto dalla famiglia il mio otoshidama, cioè una busta con dentro un po' di soldini che tradizionalmente viene dato ai bambini dellafamiglia il primo dell'anno. Invece, dalla madre della mia amica, mi vicina di casa, ho ricevuto una cartolina di auguri: queste cartoline vengono inviate a Dicembre, e la posta le consegna TUTTE il primo gennaio, quindi ogni famiglia ne riceve solitamente un bel pacchetto, tutte insieme.


Prima di pranzo siamo andati al santuario vicino casa, perché giustamente la divinità che ti sta più vicina è quella che può tenerti meglio d'occhio, e funziona meglio se preghi quella invece che un'altra. Abbiamo approfittato della bella giornata per portare fuori anche i cani e abbiamo fatto una bella passeggiata. La mamma mi ha comprato un talismano che mi porti bene quest'anno, e ha funzionato subito, visto che mi è capitato di ottenere una rarissima banconota da 2000 yen, che non avevo mai visto in vita mia dal vivo, e che conserverò come un tesoro.



Tornati a casa abbiamo pranzato con i mochi infarinati di soia e con il resto dei mangiarini di ieri. Oggi ho mangiato l'alga konbu, che per assonanza porta felicità.
Dopo il pranzo, comunque, non ho resistito più alla mancanza di sonno e sono andata a dormire qualche ora fino alla cena, molto spartana a parte la zuppa, dentro la quale ho mangiato finalmente la famosa foglia oro, che non sa di niente, come immaginavo, ma speravo che non fosse proprio solo solo decorativa. Nel riso che abbiamo mangiato tutti stasera, era mescolato il riso consacrato che ho ricevuto nel santuario dove siamo andati a mezzanotte. Sulla busta c'era scritto di metterlo insieme a quello di tutta la famiglia e mangiarlo insieme a loro, e così ho fatto. Speriamo bene, se davvero tutti questi amuleti e riti funzionano, avrò un anno strepitoso! Spero sia così per tutti.