Oggi ho fatto la pantofolaia, contrariamente al mio solito, e sono rimasta a casa a studiare. Lunedì ho la consegna di un report a proposito del sistema educativo giapponese, bisognava proprio che lo scrivessi. Oggi in casa faceva freddino, quindi ho usufruito di tutta la tecnologia scaldereccia a mia disposizione.
In camera mia ho infilato i piedi nello scaldino, mentre quando mi sono trasferita in salotto mi sono infilata sotto il kotatsu. Ah, il kotatsu <3 anche solo con la coperta si sta bene, ma quando fa proprio freddo basta accendere la piastra che si trova sotto il piano del tavolo e diventa paradisiaco.
Non ho fatto molto di interessante, però vi propongo la foto del mio pasto di mezzogiorno. Visto che ero sola mi hanno lasciato da scaldare al microonde una specie di riso al ragù con salsa strana al formaggio. Anche questa è stata un'esperienza, prendiamola così.
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2013-11-02
Pantofolaia
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2013-10-29
Notizie da sotto il kotatsu
Non gli ho fatto una foto ancora, ma stasera qua in casa è stato inaugurato un nuovo kotatsu, un tavolino riscaldato usato in Giappone durante i mesi invernali. Che bellezza <3
Avrei altre notizie da scrivere, tipo che mi sono comprata la prima rivista di moda della mia vita, o che ho finito di scrivere l'essay con la storia della mia vita da consegnare per domani, ma faccio solo un piccolo aggiornamento (quello solito del martedì sera) per farvi vedere brevemente cosa abbiamo fatto a lezione di cultura giapponese oggi.
In classe è venuta una ragazza con la fisarmonica che si è esibita in un piccolo concerto, cantando canzoni tradizionali giapponesi insieme ad altre composte da lei. Il fatto è che, a parte la bravura, è stata proprio divertente. Abituata a cantare nei locali e alle feste, ha composto un sacco di canzoni a proposito dei propri cibi preferiti (in particolare i kappamaki, un tipo di sushi al cetriolo, che a suo parere purtroppo non riscuote il successo che dovrebbe) e delle linee ferroviarie di Tokyo. Ad un certo punto ha iniziato un lungo discorso in cui parlava di suo padre e di quanto amasse Puccini. Purtroppo però, non sapendo una parola di italiano, aveva cambiato il testo di molte canzoni in giapponese. A questo punto è partita a cantare "O mio babbino caro" elencando con aria concentratissima e drammatica tutte le stazioni della linea Chuo, fino ad Ikebukuro. Ho riso fino alle lacrime.
Mi sto apassionando alle canzoni popolari giapponesi, ora vorrei mettermi a imparare un po' di enka! Magari nella prossima vita troverò il tempo.
Avrei altre notizie da scrivere, tipo che mi sono comprata la prima rivista di moda della mia vita, o che ho finito di scrivere l'essay con la storia della mia vita da consegnare per domani, ma faccio solo un piccolo aggiornamento (quello solito del martedì sera) per farvi vedere brevemente cosa abbiamo fatto a lezione di cultura giapponese oggi.
In classe è venuta una ragazza con la fisarmonica che si è esibita in un piccolo concerto, cantando canzoni tradizionali giapponesi insieme ad altre composte da lei. Il fatto è che, a parte la bravura, è stata proprio divertente. Abituata a cantare nei locali e alle feste, ha composto un sacco di canzoni a proposito dei propri cibi preferiti (in particolare i kappamaki, un tipo di sushi al cetriolo, che a suo parere purtroppo non riscuote il successo che dovrebbe) e delle linee ferroviarie di Tokyo. Ad un certo punto ha iniziato un lungo discorso in cui parlava di suo padre e di quanto amasse Puccini. Purtroppo però, non sapendo una parola di italiano, aveva cambiato il testo di molte canzoni in giapponese. A questo punto è partita a cantare "O mio babbino caro" elencando con aria concentratissima e drammatica tutte le stazioni della linea Chuo, fino ad Ikebukuro. Ho riso fino alle lacrime.
Mi sto apassionando alle canzoni popolari giapponesi, ora vorrei mettermi a imparare un po' di enka! Magari nella prossima vita troverò il tempo.
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2013-10-02
Post Brevissimo
Oggi è stata una giornata buona dal punto di vista universitario. Ho fatto due lezioni molto carine di cui una di letteratura e una di cultura giapponese in cui ci porteranno a teatro e a vedere il sumo, e ci faranno provare aikido, calligrafia, le maschere del No...sono contenta. Sono stata a studiare fino ad ora e mi sento un po' stanca (e, in senso non scolastico, un po' abbattuta) però volevo fare un piccolo post, visto che l'avevo promesso, sugli aggeggi meravigliosi e strani che ho in casa: il cesso e il distributore d'acqua.
Il gabinetto giapponese è meraviglioso da innumerevoli punti di vista. Quello di casa qui non è fra i più tecnologici (ne ho visti che si illuminano e si aprono da soli...), ma ha tutte le opzioni fondamentali, come la seggetta riscaldabile. Puoi selezionare se hai fatto un bisogno piccolo o un bisogno grande, e in caso di bisogno grande viene giù pure del disinfettante.
Dal pratico pannello di controllo invece puoi decidere fra tre tipi di bidet diversi, e regolarne la portata e la potenza. So che è sconvolgente da pensare per noi ma è così: mancando il bidet (e ringrazio Dio di essere nata nel paese migliore al mondo da questo punto di vista, viva il bidet) direttamente dal gabinetto parte un getto d'acqua con cui ti puoi lavare. Non è malissimo una volta che ti ci abitui (sempre meglio di non lavarsi per nulla).
Di solito nei bagni pubblici oltre a queste opzioni c'è una cosa che mi piace tantissimo: il rumore registrato dell'acqua che scorre che serve a mascherare quello della tua pipì, così non ti vergogni a farla.
Come accade anche in altre parti del mondo, il water è diviso da tutto il resto del bagno, del quale scriverò prossimamente.
Ah, e adesso la cosa veramente geniale di questo gabinetto: il lavandino al di sopra. Quando tu tiri lo sciacquone, l'acqua pulita che deve riempire il cassone passa prima da un rubinetto, e tu ti puoi lavare le mani utilizzando l'acqua con cui tirerai lo sciacquone la volta successiva, senza sprecarne altra. Lo adoro.
Questo invece è il distributore dell'acqua: di veramente meraviglioso ha la possibilità di scegliere fra acqua fredda (come da frigo) e bollente, per cui per farti un tè non devi usare neanche il microonde. Effettivamente immagino che sia più pratico rispetto alle bottiglie di plastica.
Sembra strano che una famiglia in casa tenga una cosa del genere, ma mi hanno spiegato che l'hanno comprato quando due anni e mezzo fa sono rimasti senza acqua dopo il terremoto e lo tsunami, e che continuano a comprare l'acqua perché è più sicuro che bere quella del rubinetto. Noi ci fidiamo...
Il gabinetto giapponese è meraviglioso da innumerevoli punti di vista. Quello di casa qui non è fra i più tecnologici (ne ho visti che si illuminano e si aprono da soli...), ma ha tutte le opzioni fondamentali, come la seggetta riscaldabile. Puoi selezionare se hai fatto un bisogno piccolo o un bisogno grande, e in caso di bisogno grande viene giù pure del disinfettante.
Dal pratico pannello di controllo invece puoi decidere fra tre tipi di bidet diversi, e regolarne la portata e la potenza. So che è sconvolgente da pensare per noi ma è così: mancando il bidet (e ringrazio Dio di essere nata nel paese migliore al mondo da questo punto di vista, viva il bidet) direttamente dal gabinetto parte un getto d'acqua con cui ti puoi lavare. Non è malissimo una volta che ti ci abitui (sempre meglio di non lavarsi per nulla).
Di solito nei bagni pubblici oltre a queste opzioni c'è una cosa che mi piace tantissimo: il rumore registrato dell'acqua che scorre che serve a mascherare quello della tua pipì, così non ti vergogni a farla.
Come accade anche in altre parti del mondo, il water è diviso da tutto il resto del bagno, del quale scriverò prossimamente.
Ah, e adesso la cosa veramente geniale di questo gabinetto: il lavandino al di sopra. Quando tu tiri lo sciacquone, l'acqua pulita che deve riempire il cassone passa prima da un rubinetto, e tu ti puoi lavare le mani utilizzando l'acqua con cui tirerai lo sciacquone la volta successiva, senza sprecarne altra. Lo adoro.
Questo invece è il distributore dell'acqua: di veramente meraviglioso ha la possibilità di scegliere fra acqua fredda (come da frigo) e bollente, per cui per farti un tè non devi usare neanche il microonde. Effettivamente immagino che sia più pratico rispetto alle bottiglie di plastica.
Sembra strano che una famiglia in casa tenga una cosa del genere, ma mi hanno spiegato che l'hanno comprato quando due anni e mezzo fa sono rimasti senza acqua dopo il terremoto e lo tsunami, e che continuano a comprare l'acqua perché è più sicuro che bere quella del rubinetto. Noi ci fidiamo...
2013-09-15
(DIS) Orientamento
Vorrei poter scrivere che la giornata di ieri è stata emozionante come l'altro giorno, ma purtroppo non posso.
In realtà mi sono avviata verso l'università di buon'ora (sono uscita alle 7 e mezzo di casa), piena di buoni sentimenti, ma già il tempo ha provveduto a scoraggiarmi...la scorsa volta mi è andata di grazia a Kyoto, stavolta sto sperimentando davvero il caldo umido dell'estate giapponese. In Italia fa caldo, ma qua uscendo di casa si ha l'impressione di entrare in una serra tropicale. Mi sento sempre tutta appiccicosa, soprattutto in faccia. Oggi mi hanno chiesto cosa mettevo sui capelli per averli sempre così a posto e luccicanti, volevo rispondere "è l'unto", ma poi mi sono trattenuta e ho detto che non mettevo nulla. Con questo clima mi sento come se il cielo mi pesasse addosso, non digerisco nemmeno bene (potrebbe essere anche il cambiamento di dieta, ma credo sia il caldo). C'è proprio aria di monsone.
A parte questo, l'orientamento è stato tutto fuorché orientante. Già dalla registrazione ("Andate su al secondo piano, ah no ecco prima dovete passare a ritirare la roba di sotto poi tornate qui kudasai") io e la mia amica ci siam sentite sperse. Ci hanno consegnato due volumoni pesantissimi di cui uno interamente in giapponese, un raccoglitore pieno e una busta zeppa di fogli. Ancora dopo l'orientamento non abbiamo capito a cosa serve tutta quella roba.
Ci hanno spiegato cosa serviva fare per non essere immigrati illegali, ci hanno detto che non dobbiamo usare droghe e ci hanno presentato un paio di club che riuniscono giapponesi e stranieri, però non ci hanno detto le cose che ci interessavano sapere, tipo COME registrare l'indirizzo, perché quelle cose utili le fanno fare solo a chi vive nel dormitorio. Vabbè, mi sto già facendo una "to do list", tipo "registrare l'indirizzo, comprare telefono, fare abbonamento del treno, aprire conto in banca, capire che corsi frequentare". I corsi sembrano interessanti, ce n'è pure uno che ti insegna come insegnare il giapponese.
Eravamo parecchi ieri, moltissimi studenti asiatici, che però non sono in scambio, ma si pagano gli studi, e tanti occidentali, molti dei quali americani. Ci hanno diviso in gruppi secondo le residenza, e noi siamo finite nello sparuto gruppo degli "esclusi", cioè quelli che non sono in nessun dormitorio. Ci hanno fatto fare un giro per il campus, un giro un po' inutile in realtà perché essendo pure sabato era tutto chiuso, dalla biblioteca alla cooperativa universitaria, poi per fortuna almeno ci hanno dato il pranzo sponsorizzato.
Sempre perché noi non stiamo in dormitorio ci hanno mandato per primi nell'aula pc a registrare il nostro account e la nostra mail universitaria, e poi ci hanno mandato a casa prima degli altri. Un appunto sull'aula pc: ogni due pc c'e n'è uno collegato al pc dell'insegnante, che in questo modo può far vedere agli studenti che cosa devono fare. Proprio come all'UNIFI, eh?
Visto che avevamo ancora tempo io e la mia amica abbiamo fatto un altro po' di giri; di sabato pomeriggio gli uffici sono chiusi, ma c'era una cosa utile e dilettevole che potevam fare intanto: andare a creare il nostro personale sigillo! In Giappone, nei documenti ufficiali, al posto della firma si usa un timbro personalizzato. Visto che entrambe vorremmo aprire un conto in banca, il sigillo, chiamato inkan, ci serve per forza. Non so ancora bene come funziona il sistema degli inkan, noi siamo andate in un negozio apposta e abbiamo potuto liberamente scegliere che cosa scriverci sopra.
Abbiamo deciso che vogliamo tirarcela un po', così abbiamo scelto entrambe di utilizzare gli ideogrammi al posto del katakana, quindi invece di farci scrivere sopra il mio nome in alfabeto sillabico ho scelto di usare il kanji 照, che si legge te, che significa brillare (ma anche sentirsi imbarazzati).
Dopo aver girato un altro po' sono tornata a casa e ho cenato insieme alla famiglia e ad un'amica, che mi voleva conoscere (in questi giorni sono stata presentata ad un sacco di amici e vicini di casa). Avrei dovuto mettermi a studiare la roba che mi hanno consegnato, ma non avevo molta voglia, credo che affronterò tutti quei volumoni la settimana prossima con calma; intanto preferisco risolvere le questioni burocratiche, alla scelta dei corsi penserò poi. Mi serve tempo per elaborare tutte le informazioni ricevute, questo orientamento mi ha messo più ansia che altro, almeno provo ad affrontare una questione alla volta...
In realtà mi sono avviata verso l'università di buon'ora (sono uscita alle 7 e mezzo di casa), piena di buoni sentimenti, ma già il tempo ha provveduto a scoraggiarmi...la scorsa volta mi è andata di grazia a Kyoto, stavolta sto sperimentando davvero il caldo umido dell'estate giapponese. In Italia fa caldo, ma qua uscendo di casa si ha l'impressione di entrare in una serra tropicale. Mi sento sempre tutta appiccicosa, soprattutto in faccia. Oggi mi hanno chiesto cosa mettevo sui capelli per averli sempre così a posto e luccicanti, volevo rispondere "è l'unto", ma poi mi sono trattenuta e ho detto che non mettevo nulla. Con questo clima mi sento come se il cielo mi pesasse addosso, non digerisco nemmeno bene (potrebbe essere anche il cambiamento di dieta, ma credo sia il caldo). C'è proprio aria di monsone.
A parte questo, l'orientamento è stato tutto fuorché orientante. Già dalla registrazione ("Andate su al secondo piano, ah no ecco prima dovete passare a ritirare la roba di sotto poi tornate qui kudasai") io e la mia amica ci siam sentite sperse. Ci hanno consegnato due volumoni pesantissimi di cui uno interamente in giapponese, un raccoglitore pieno e una busta zeppa di fogli. Ancora dopo l'orientamento non abbiamo capito a cosa serve tutta quella roba.
Ci hanno spiegato cosa serviva fare per non essere immigrati illegali, ci hanno detto che non dobbiamo usare droghe e ci hanno presentato un paio di club che riuniscono giapponesi e stranieri, però non ci hanno detto le cose che ci interessavano sapere, tipo COME registrare l'indirizzo, perché quelle cose utili le fanno fare solo a chi vive nel dormitorio. Vabbè, mi sto già facendo una "to do list", tipo "registrare l'indirizzo, comprare telefono, fare abbonamento del treno, aprire conto in banca, capire che corsi frequentare". I corsi sembrano interessanti, ce n'è pure uno che ti insegna come insegnare il giapponese.
Eravamo parecchi ieri, moltissimi studenti asiatici, che però non sono in scambio, ma si pagano gli studi, e tanti occidentali, molti dei quali americani. Ci hanno diviso in gruppi secondo le residenza, e noi siamo finite nello sparuto gruppo degli "esclusi", cioè quelli che non sono in nessun dormitorio. Ci hanno fatto fare un giro per il campus, un giro un po' inutile in realtà perché essendo pure sabato era tutto chiuso, dalla biblioteca alla cooperativa universitaria, poi per fortuna almeno ci hanno dato il pranzo sponsorizzato.
Sempre perché noi non stiamo in dormitorio ci hanno mandato per primi nell'aula pc a registrare il nostro account e la nostra mail universitaria, e poi ci hanno mandato a casa prima degli altri. Un appunto sull'aula pc: ogni due pc c'e n'è uno collegato al pc dell'insegnante, che in questo modo può far vedere agli studenti che cosa devono fare. Proprio come all'UNIFI, eh?
Visto che avevamo ancora tempo io e la mia amica abbiamo fatto un altro po' di giri; di sabato pomeriggio gli uffici sono chiusi, ma c'era una cosa utile e dilettevole che potevam fare intanto: andare a creare il nostro personale sigillo! In Giappone, nei documenti ufficiali, al posto della firma si usa un timbro personalizzato. Visto che entrambe vorremmo aprire un conto in banca, il sigillo, chiamato inkan, ci serve per forza. Non so ancora bene come funziona il sistema degli inkan, noi siamo andate in un negozio apposta e abbiamo potuto liberamente scegliere che cosa scriverci sopra.
Abbiamo deciso che vogliamo tirarcela un po', così abbiamo scelto entrambe di utilizzare gli ideogrammi al posto del katakana, quindi invece di farci scrivere sopra il mio nome in alfabeto sillabico ho scelto di usare il kanji 照, che si legge te, che significa brillare (ma anche sentirsi imbarazzati).
Dopo aver girato un altro po' sono tornata a casa e ho cenato insieme alla famiglia e ad un'amica, che mi voleva conoscere (in questi giorni sono stata presentata ad un sacco di amici e vicini di casa). Avrei dovuto mettermi a studiare la roba che mi hanno consegnato, ma non avevo molta voglia, credo che affronterò tutti quei volumoni la settimana prossima con calma; intanto preferisco risolvere le questioni burocratiche, alla scelta dei corsi penserò poi. Mi serve tempo per elaborare tutte le informazioni ricevute, questo orientamento mi ha messo più ansia che altro, almeno provo ad affrontare una questione alla volta...
2013-09-09
Considerazioni
Questo è il panorama che si vede dalla mia finestra: lo so, non è un granché, ma la vicinanza degli alberi mi permette di ascoltare le cicale giapponesi in tutta la loro gloria. Ed è vero: le cicale giapponesi non parlano la stessa lingua di quelle italiane. Il loro frinire e il gracchiare dei corvi costituiscono la colonna sonora di questo paese.
Stamani ho fatto il caffè con la moka e l'ho offerto alla figlia della famiglia, che l'ha bevuto senza latte e senza zucchero apprezzandolo moltissimo (nonostante fosse solo il secondo di quella macchinetta e quindi quasi imbevibile). Ieri sua madre mi ha avvertito che avendo due fratelli maschi la figlia non è tanto femminile: non so se c'entri qualcosa, ma se questo significa che apprezza il caffè nero allora so che andremo presto d'accordo.
Voglio inaugurare oggi l'etichetta "strani e meravigliosi aggeggi" con la lampada che sta sopra la mia scrivania. Come potete notare ha una cella per l'energia solare, che si ricarica anche quando la luce è accessa, perché la lampadina punta lì sopra. Geniale.
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